GLOVESHOES

GLOVESHOES
GAETANO COSTA & ISA KAOS

LE VIE DEI TESORI.
ITINERARIO CONTEMPORANEO.
Palermo, LEMOSCHE 5 ottobre | 4 novembre 2018
venerdì, sabato, domenica 18.oo| 21.oo

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He who makes a beast of himself
gets rid of the pain of being a man.

(Samuel Johnson)

La Dea quadrupede avanza.
Ha rinunciato alle mani, corredi di sensualità troppo umana, per due ulteriori calzature. Docile, avanza.

Eppure, nella sua forma essa, fintamente asservita, rimane racchiusa una furiosa energia pronta a esplodere; e sono quegli stessi tacchi che la costringono all’innaturale postura a trasformarsi in strumenti di piacere o crudeltà, seguendo la sua volubile disposizione.
Al vasto e segreto popolo di devoti dei piedi femminili, i pallidi, deliranti maschi che trovano il rapimento calpestati sotto le suole delle gigantesse, la Dea offre non due ma quattro estremità da adorare. Quali fremiti attraversano allora uomini simili, nell’udire il quadruplice passo che si avvicina solenne, quale immenso cupio dissolvi sommerge come un’alluvione nera le loro anime estatiche… essi sanno bene che la Venere equina è carnivora.

L’inusitata ginnastica, che al corpo della Dea è imposta, sviluppa muscoli e sensibilità nervose sconosciute, come (si racconta) l’equilibrio oscillante dei piedi di “Loto dorato” forniva straordinario vigore alle cosce e all’addome delle donne del Regno di Mezzo. Così le calzature che indossa vennero appositamente studiate fin dai tempi più remoti con l’intento di stimolare determinati gangli che a fascia si irradiano dalle spalle alle pelvi, di modo che l’ondeggiare delle sue scapole si faccia sempre più felino.

Creatura mitologica, al contempo schiava del mondo e sua sovrana; figura mutante, riplasmata mediante un procedimento non dissimile dalla piegatura delle talee legnose in certi bonsai che si fingono penosamente prostrati dalle intemperie; pura sensualità oltre-umana, antichissima e futuribile, impermeabile agli assalti di chi vorrebbe violare il suo mistero.

Tutto deve passare sotto le sue scarpe: il desiderio, il dolore dello staffile, la voluttà del godemichet, il pasto nudo che svela la natura perversa del cibo, l’orrore e la fascinazione dell’appar tenenza, il dono di sé. Chi sarà mai degno di custodire la chiave del suo collare? Chi potrà dirsi padrone e servitore di una tale chimera?

La Dea quadrupede avanza, e non esiste briglia così robusta da domarla; e non esiste stabbio così saldo da intrappolarla; e non esiste cuore così violento da contenerla.

Ivan Cenzi

 

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