15.18

martedì 19 giugno 2018
lemosche – via mariano stabile 92

15-18
BACK TO 14-18

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MUSICA PRIMITIVA DA CAMERA 
 In Italia fin sul finire del secondo novecento era piuttosto comune tra gli uomini e le donne in età avanzata usare espressioni come:“ quello è del 15/18, sei del 15/18, una cosa del 15/18”, per definire o indicare qualcosa o qualcuno come antiquato, appartenente a un’altra epoca. In origine l’epiteto si riferiva invece – con abbondante chiarezza – a persone o imprese del tutto fallimentari. Si poteva usare in buona sostanza per dare del perdente a Tizio o a Caio, a una avventura dalle scarsissime possibilità di successo, a un disastro annunciato. Ebbene, se i quindicidiciotto membri fossero nati in Italia all’inizio del secolo ventesimo all’avvento della grande guerra avrebbero disertato, si sarebbero dati alla macchia, si sarebbero nascosti in una caverna per mettere a punto un arma. Una bomba a onde neuronali capace di indurre nella mente di tutti i soldati coinvolti un effetto non molto dissimile da quello che avrebbe provocato l’apparizione simultanea in tutti i campi e cieli di battaglia di un Ufo o di Gesù Cristo in persona. Stupore e commozione sarebbero stati i sentimenti prevalenti in quegli uomini. Sentimenti che li avrebbero resi ostili alla guerra, ostili ai guerrafondai, ostili al predominio dell’uomo sull’uomo.

La musica primitiva da camera dei 15-18 potrebbe salvare il mondo. Unisciti a noi, armati di uno strumento… saperlo suonare sarà l’ultimo dei tuoi problemi. Una tranquilla domenica del giugno 2015, sulle colline di Palermo, Nicola Greco, Pietro Palazzo, Domenico Salamone, Federico Cardaci e Marc De Dieux suonano e registrano ciò che qualche anno dopo costituirà il materiale del primo album ufficiale dei 15-18, “Back to 14-18”. E così, per il centenario della battaglia di Caporetto, “Back to 14-18” esce per la mini-label DeDieux /\ SuccoAcido. “Back to 14-18” ha nel frattempo assunto forma drammaturgica e, nell’attesa di prendere il volo verso i palcoscenici più off della penisola, l’opera è al momento in fase teatro-laboratoriale in un luogo che ha più del bunker che di palcoscenico. Non vorrete certo farvi trovare impreparati: questa è “musica primitiva da camera” e i 15-18 sono i suoi soldati.

“Improvvisazione come forma di comunicazione istintiva e di connessione mentale con gli artisti con cui ci si ritrova a suonare. […] un bel progetto di avant rock che può cogliere alcuni legami con le produzioni anni 90 di etichette quali la Skin Graft o di oscure formazioni quali Small Things fino ad arrivare a Bardo Pond in una forma meno elettrica e più acustica. I suoni avvolgono l’ascoltatore nei loro crescendo. Da provare.”

(Gianluca Polverari, Rockerilla #452 aprile 2018)

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